ROBERT DE NIRO, the specter of my heart – Hermetic, mellifluous and evocative medium-length film
Un lavoro enigmatico, agganciato alla mia anima morbosa. Chi vorrà trascinarsi in tale viaggio criptico, oh sì, si abbandoni liberamente alla visione, abbandonando ogni possibile raziocinio in tal caso inutile e psicologicamente pericoloso. Sì, lasciatevi, miei prodi e cinefili uomini impavidi, invece andare sofficemente e al contempo cupamente nel salire a bordo di questo breve ma falotico filmato costruito di puro stream of consciousness onirico e sanamente cervellotico. Mi trastullo a ricordare, in modo mnemonico, De Niro e la mia passione inestinguibile e inesausta per lui, attore strepitoso e immensamente camaleontico, mutevole e straordinariamente vertiginoso. Noi siamo Ronin, siamo feroci e ribaldi spiriti dei giorni nostri più radiosi e armoniosi, quindi sprofondiamo nelle più nere angosce delle notti più torbide e misteriose. Amen, così sia. Parola di dio, cioè De Niro.
Queso il testo da me scritto e contenuto, da me recitato nel filmato dal sottoscritto realizzato(vi):
Robert De Niro, lo spettro del mio cuore
Ebbene, con immane spudoratezza, sì, senz’alcun pudore o pavore che dir si voglia, debbo ammettere con franchezza obiettiva che Robert De Niro mi entrò immantinente nel cuore. Avendomi lui, anni e anni or sono, folgorato in maniera fulminea e perentoria.
Prima però di narrarvi del mio immergermi, trasfondermi e in lui trasfigurarmi a livello simbiotico, perfino osmotico, devo altresì confessarvi che sono un uomo cattivo? No, caotico, forse solamente, mentalmente ciclopico e spesso confuso in tale caravanserraglio di uomini e donne ignoranti che non conoscono le leggi entropiche sanamente vive e, vivaddio, giuste delle inviolabili emozioni altrui. Che a loro volta sono soventemente morbose, straordinariamente ondose, meravigliosamente funamboliche, persino giustamente, tetramente sacrosante. Sono, lo dichiaro onestamente, un uomo spesso insopportabile, soprattutto per me stesso. In quanto, appena sento puzza di bruciato, m’eclisso solitariamente nella notte dei miei pensieri più torbidi, lasciando che il manto stellato d’una delicata notte luminosa, ove rifulge un candido plenilunio fievole eppur morbidamente lucente, caldamente m’avviluppi nella melanconia apparentemente più atroce, invero prodiga di lietezza sovrana e giocondamente marmorea. Cosicché, mi rannicchio nel mio appartamento spoglio, desolato. Il cui ligneo mobilio, ridotto all’osso, rispecchia il mio viso scarno e magro, specularmente quindi si allinea e incorpora, metaforicamente, ai miei tratti somatici assai spigolosi da uomo perennemente teso e, a livello prettamente umorale, nervoso e irritabile oltremodo.
Sono al contempo però meno scheletrico, fisicamente parlando, rispetto a un tempo oramai per me remoto oppure più stranamente, paradossalmente vicino di quel che io stesso possa pensare. Tempo cupissimo e assai nero, emotivamente parlando, nel quale fantasmaticamente vagai da zombi in un mondo funereo, fintamente allegro, invero lugubre più d’un terrificante cimitero.
Oh, la mia vita è un mistero…
Camminando con aria attonita fra mille e più idioti affamati soltanto di sesso mendace, cioè feroci contrabbandieri delle loro porcellesche anime unte e bisunte, lerce e più sudicie d’una montagna contenente, all’interno della voragine dei suoi meandri inesplorati, puzzolenta immondizia vomitosa poi vulcanicamente espulsa dalle sue mostruose fauci con incontenibile furia magmatica delle più velenose e turbinose. Parimenti, le viscere e le interiora della maggior parte della gente sono impregnate di merda. Da questa gente poi sputata in deflagranti volgarità inesauste. La maggior parte del mondo è formata infatti perlopiù da uomini e donne contraffattisi, sporcamente corrotti e prostratisi al dio danaro da cui s’origina ogni desiderio più biecamente, immondamente lussurioso. Sì, si genuflettono all’impudicizia della loro porca mercanzia, per l’appunto si danno alla più disumana, stomachevole sporcizia. Deglutiscono fin dalla nascita e dalla più tenera loro età, inizialmente innocente, assorbono mefiticamente nelle loro intestina il male profondo e indelebile di questo mondo abietto, sin dagli albori delle sue più preistoriche origini, prostituitosi alla carnalità per l’appunto più puttanesca, purulenta e sozza. Quindi, dopo aver mangiato il diavolo dell’abominevole loro essersi, incoscientemente, inchinati in forma inesausta e insaziabile alla più indigeribile pestilenza mortifera di tale mondo consacratosi a Lucifero, ti sputano in viso ogni loro mal di pancia con inimmaginabile crudeltà aberrante.
di Stefano Falotico