Essere Dustin Hoffman, anche un Meyerowitz, ebraico di sua bislacca scienza e ascendenza nella saggia “senescenza”

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Questo personaggio curioso che naviga a New York, tra il faceto e l’arrogante, che passeggia cauto fra i dedali di una Manhattan le cui decumane paiono i “casellari” di una folta biblioteca, come la sua, della sua casa ricca, affollata di libri in cui perdersi, in cui ascoltar il canto prosaico di parolieri dell’anima, e smarrirsi nell’ipocondria di una sopravvenuta demenza, o forse essere addivenuti al vero io, fantasmatico, disturbante, anchilosato nei suoi dubbi senza risposta, nella sua incurabile angoscia, forse afflitto da problemi alla prostata o semplicemente annacquato in una testa di cazzo da “apostata”. Eh sì, come lui posseggo l’umorismo ebraico alla Woody Allen e, solleticando la vita nella sua idiozia, non ci sono né ci faccio, ma lo faccio apposta. Che faccia…, sempre meglio della feccia.

Sì, lasciate perdere le mie stronzate, trovano il tempo che trovano nel marasma dei miei conflitti. Oggi, ad esempio, mi son svegliato pervaso da una forte nostalgia, nostalgia che condusse la mia anima cavallerizza verso sentimenti che credetti, oh me illuso-deluso, di aver perduto nella banalità di frivolezze che, sapete, alle volte anche a me piacciono. Così come mi garba andar al bar e “auscultare” di battito non solo cardiaco il rumor lieve del cucchiaino che mesce lo zucchero, mentre un’altra amarezza, prima di digerire l’aroma, in gola dolce si scioglie e rende la tua voce più roca. Sì, gli attori dovrebbero recitare sempre dopo aver bevuto un caffè, per insaporire meglio le corde vocali e renderle più pastose, più musicalmente nervose.

Molti, su Facebook, confusi come sempre, persi nei loro deliri, scribacchiano dei loro stati d’animo, spesso abrasivi, scontrosi, molte volte scontati o solo appunto da scontenti. E aspettano, di “grazia”, dei Mi piace che facciano da “garza” alle loro scemenze che si addolorano per ogni patetica loro incognita stupida e vittimistica. Solo nelle condivisioni più becere, trovano il senso delle loro pigre o affaccendate giornate, riempiendo le bacheche, anche altrui, di pazzi scritti dettati da estemporanei mal di pancia, da boccaccesche assurdità, da dolori gastrointestinali del cervello diarreico. Sì, uno schifo e, non appartenendo a questo “sociale” letamaio che tanto mi fa ribrezzo, esco in pieno giorno mentre una sottile brezza tardo autunnale di levità mi fa lievitare d’immaginazione sovrana in cui la mia mente può regnare in santa pace, lontano da queste “solidarietà” tristi e nere come la pece di anime che soffrono di “alopecia”. Eh sì, i loro “bulbi” mentali si stanno diradando e abbisognano di pasticche per l’ansia, mentre nevrotici si scaldano e vivono di emozioni superficiali, addensati nella massa a me più ripugnante, essendo uomo sincero di pugnace far mai mendace. Sì, mendicano la compassione di psicologi “medici” che non si sa cosa medichino, eh sì, I Medici con Hoffman, ah ah, e sognano ricchezze solo materialistiche e mai fruttuose per le loro anime da tempo immemorabile consacrate al più bieco e stolto svendersi per farsi apprezzare da gente più stupida di loro. Così, mi telefona un amico e gli parlo solo dei cazzi miei, illustrandogli per qualche istante “fotografico” la mia mente infinitamente densa come i rivoli delle cascate del Niagara. Ma lui si scoccia e da lontano scalcia, dicendomi che stasera andrà a mangiare una pizza capricciosa assieme alla sua “donna” che fa i capricci fra umori al pomodoro scaduto e una pallida cera da mozzarella di bufala. Sì, non devo imbufalirmi per questi uomini buffi che si consolano sempre col buffet, la gente che non mi capisce mi dà i buffetti, e pensa che abbocchi alle loro bufale. Lo dico da una vita, siate onesti con voi stessi e riceverete l’incomprensione generale, apritevi al prossimo e lui, coi suoi sospetti maldicenti, vi renderà compressi, reprimendo il little big man che è in cuor vostro. Pigliatevi delle compresse e voi, donne, smettetela di falsamente godere da represse-depresse. Che stress.

Adesso, coglioni, andate ad accendere la tv. Io non solo faccio bella scrittura ma anche di me stesso (s)cultura.

di Stefano Falotico

 

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